Il caso

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Tristemente passato alla storia della cronaca nera italiana con il nome di “massacro del Circeo”, quanto avvenuto il 29 settembre 1975, in una località del litorale pontino, è certamente una delle vicende più cruente della narrazione sociale italiana degli anni ’70.

Per comprendere cosa sia accaduto occorre tuttavia fare un piccolo salto indietro nel tempo, a una settimana prima della notte che ha sconvolto il Paese. Sette giorni prima del “massacro”, infatti, due ragazze di 17 e di 19 anni (Donatella Colasanti e Rosaria Lopez) incontrano al cinema un ragazzo che si presenta come “Carlo”. Le chiacchiere durano per diversi minuti e, al termine del primo incontro, i giovani decidono di scambiarsi i numeri di telefono, promettendosi un pronto riscontro nelle giornate successive.

È in questo modo che viene organizzato il secondo appuntamento, il giorno dopo. Questa volta oltre a Carlo si presentano anche alcuni amici, Angelo Izzo (20 anni, studente di medicina) e Gianni Guido (19 anni, studente di architettura) che, al termine dell’incontro, cercano di organizzare un ulteriore appuntamento per il successivo lunedì pomeriggio, il 29 settembre 1975. Le ragazze sono affascinate dalle chiacchierate svoltesi al Fungo, il locale dell’EUR dove avviene l’avvicinamento con quelli che diventeranno i loro aguzzini, e sono probabilmente attirate dal comportamento galante e dalla facoltosa estrazione sociale dalla quale provengono Angelo e Gianni. A questo appuntamento si presentano tuttavia solamente questi ultimi, che sostengono che Carlo si trovi ad una festa nella propria villa di Lavinio (frazione di Anzio) e che, se avessero voluto, avrebbero potuto raggiungere tale luogo di destinazione. Carlo è tuttavia una figura destinata a scomparire da questa triste vicenda, e – nonostante le illusioni di Donatella e Rosaria – non tornerà più a incrociare le loro strade.

Di fatti, come comprendono ben presto le sventurate giovani, a Lavinio non si giungerà mai. Durante il tragitto Gianni Guido si ferma al bar per una presunta telefonata e, tornando in macchina, afferma di esser concorde con Carlo nel vedersi in un’altra villa al Circeo, dove lo stesso uomo le avrebbe raggiunte. Arrivate nell’edificio, Villa Moresca, l’atmosfera cambia radicalmente: Gianni e Angelo domandano subito alle giovani di avere un rapporto sessuale e, al rifiuto, insistono aggiungendo una “offerta” di un milione di lire ciascuna. Al nuovo rifiuto delle ragazze, Gianni Guido estrae una pistola e “rivela” di essere un componente della banda dei Marsigliesi, e che Jacques Berenguer (Andrea Ghira, 22 anni, figlio del noto e stimato imprenditore edile ed ex campione olimpico Aldo Ghira) sarebbe arrivato di lì a poco. Nell’attesa di “Jacques”, le ragazze vengono rinchiuse in un bagno.

Seguiranno delle ore interminabili, con i tre aguzzini che picchiano le giovani, le separano in due bagni, cercano di sedarle e, dopo tale tentativo andato a vuoto, tornano a seviziare, torturare e aggredire con incredibile ferocia le povere vittime. La ricostruzione rivela ben presto azioni di malvagità inaudita, con esternazione di un odio misogino, politico, ideologico, di censo sociale. Durante tali atti, Rosaria Lopez viene annegata nella vasca da bagno, mentre Donatella Colasanti riesce a divincolarsi e effettuare una telefonata: tuttavia, prima che il suo tentativo disperato possa andare a buon fine, viene scoperta e picchiata selvaggiamente con una spranga di ferro. Donatella sceglie quindi di fingersi morta, ingannando i suoi carnefici.

Credendo che entrambe le giovani siano decedute in seguito alle violenze perpetrate, i tre le rinchiudono nel bagaglio di una Fiat 127 intestata a Raffaele Guido, padre di Gianni. Arriva vicino casa di Guido e decidono di andare a cenare in un ristorante dove il loro atteggiamento aggressivo li conduce in un contrasto fisico con un gruppo di giovani militanti comunisti, incrociati per caso. Con l’intento di disfarsi dei due cadaveri in un secondo momento, lasciano poi la Fiat 127 nel quartiere Trieste, in via Pola.

A questo punto, approfittando della lontananza del gruppo, Donatella cerca di richiamare l’attenzione gridando dal bagagliaio del veicolo e, fortunatamente, attira l’attenzione di un metronotte. L’uomo, in servizio, avvisa a sua volta i Carabinieri, che giungono sul luogo alle 23:00 circa, forzando il bagagliaio e liberando in tal modo la Colasanti e scoprendo, accanto a lei, il cadavere dell’altra donna, Rosaria Lopez.

 

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