L’accusa

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Il GIP Marson accoglie la tesi del PM Deodato e rinvia a giudizio Michele Buoninconti con l’accusa di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere, descrivendolo come “un uomo al quale nulla deve sfuggire, che deve avere tutto sotto controllo, gestendo e organizzando la vita del suo nucleo familiare secondo regole non sindacabili”.

In questo contesto già di per sé patologico, si sarebbe inserito l’ipotetico tradimento della moglie, in seguito ad una crisi coniugale piuttosto turbolenta avvenuta verso la fine del 2013. Inoltre, in base ad una intercettazione, sarebbe emerso che Michele a considerava Elena “madre e moglie inadeguata”.

Il movente quindi sarebbe la gelosia, alimentata anche dai messaggi che Elena riceveva da alcuni uomini, messaggi di cui il marito sarebbe stato a conoscenza avendo “carpito” la password d’accesso al profilo aperto sul social network “facebook”dalla moglie.