Il caso

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LUOGO: MARCHENO

ANNO: 2015

A Marcheno dall’8 ottobre 2015 non si hanno più notizie di Mario Bozzoli, un imprenditore che sembra scomparso nel nulla, dopo aver salutato per l’ultima volta la moglie Irene.

Fin da subito – il giorno successivo, 9 ottobre – i carabinieri convocano i dipendenti dell’azienda per verificare se corrispondono a veritĂ  le voci di paese su un violento alterco tra Bozzoli e un nipote. All’episodio, che sarebbe accaduto una settimana prima della sparizione, avrebbero assistito incolpevoli e ammutoliti alcuni dipendenti.

Per avere informazioni piĂą dettagliate in merito al presunto diverbio «finito a cazzotti» gli inquirenti avrebbero subito sentito, in un colloquio durato poco piĂą di tre ore, uno degli operai della ditta che il giorno della scomparsa di Bozzoli aveva terminato il turno alle 18:00. Da lui gli investigatori avrebbero cercato di ottenere indicazioni dettagliate sugli “umori” respirati in fabbrica negli ultimi mesi, da quando il fratello di Mario Bozzoli – Adelio – e i di lui figli – Alex e Giacomo – avevano ufficializzato l’intenzione di dividere la societĂ  per costruire un nuovo capannone a Bedizzole.

All’anatomopatologa Cristina Cattaneo, perito nominato dalla Procura di Brescia, spetterebbe il compito di trovare una pista buona, per sciogliere i nodi di una matassa ogni giorno più ingarbugliata. A ciò si sarebbe aggiunta una denuncia dalla moglie di Mario Bozzoli, la discreta Irene Zumbani, che avrebbe messo nero su bianco le angosce del marito, dichiarando il sospetto che i nipoti stessero sottraendo materiale alla ditta per finanziare i lavori dell’edificio in costruzione a Bedizzole.
La conferma di tale sospetto arriva mercoledì ai microfoni di Chi l’ha Visto? da parte di un operaio: «Ma non so come facesse».

Un artigiano che aveva effettuato alcuni lavori a Bedizzole spiega che, in precedenza, le fatture erano state saldate a nome di Mario.Ma il mistero si infittisce con la morte, subito ritenuta assai sospetta, dell’operaio Giuseppe Ghirardini, causato dall’ingestione di cianuro. Trovato defunto in circostanze misteriose dopo sei giorni dalla sua scomparsa, a detta del legale della moglie, stava vivendo un periodo di estrema serenitĂ  familiare. Appare dunque insensata l’ipotesi del suicidio, ritenuta poco credibile dalla stessa famiglia in base alla quale Ghirardini attendeva con ansia l’avvento del Natale per poter riabbracciare il figlio che vive in Brasile con l’ex moglie dell’operaio. Proprio al figlio l’uomo aveva di recente regalato un cellulare con il quale comunicava costantemente. L’uomo, il giorno della scomparsa di Mario Bozzoli sorvegliava il forno dal quale fu emessa la fumata anomala. Due gialli che vanno ad intrecciarsi e di cui uno potrebbe rappresentare la soluzione dell’altro. L’operaio, inoltre, poco prima della sua morte avrebbe ricevuto alcuni messaggi su Whatsapp i quali, secondo quanto riferito dal legale della moglie di Ghirardini, sarebbero stati letti solo dopo l’orario del decesso stabilito dal medico legale. E’ quanto emerge da una prima ricostruzione secondo la quale la classica ‘doppia spunta’ di Whatsapp che indica l’avvenuta lettura del messaggio, sarebbe comparsa solo dopo l’orario di morte indicato dall’autopsia.

Un mistero che si affianca ai tanti relativi al caso Bozzoli e che apre a nuovi interrogativi: qualcuno ha letto i messaggi dopo il decesso di Ghirardini? Ma soprattutto, chi avrebbe avuto accesso al suo cellulare?

Al centro delle indagini resta ancora l’azienda attualmente sequestrata.
Il 26 ottobre la Procura, su richiesta dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, dispone lo svuotamento dei forni ed avvia le opportune analisi sul contenuto. Il sospetto che l’imprenditore scomparso sia stato bruciato nei forni per liminare ogni traccia resta ancora altissimo, ed anche in questo caso l’ipotesi di un incidente sembra essere quella meno battuta.Gli inquirenti continuano a indagare sui rapporti famigliari. Irene, moglie di Mario Bozzoli, spiega ai carabinieri che il marito aveva paura a recarsi in azienda a causa dei pessimi rapporti con il fratello Adelio, col proprietario della fonderia, e i nipoti Alex e Giacomo. Sotto esame i movimenti sospetti, nel momento della scomparsa, di una Fiat Punto Bianca transitata cinque volte alla rotatoria poco distante dalla fonderia e del suv blu scuro, forse quello di Adelio, fermatosi davanti a un cassonetto della spazzatura.

L’attesa svolta nel giallo arriva nella giornata di venerdì 18 dicembre 2015, quando trapelano i nomi di persone molto vicine all’imprenditore e legate alla ditta nel bresciano. A finire iscritti nel registro degli indagati sono i due nipoti dello stesso Mario Bozzoli, ovvero Giacomo ed Alex Bozzoli e due operai della fonderia, Oscar Maggi e Akwasi Aboagye, entrambi presenti quando l’uomo fece perdere le sue tracce la sera dell’8 ottobre del 2015. Il 22 dicembre vengono decisi gli interrogatori degli indagati.

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I personaggi »