Come andra’ a finire

Grazie a un alacre lavoro degli inquirenti, la vicenda di Salvatore Parolisi è stata ricostruita con un elevato grado di precisione. E, sebbene non manchino gli aspetti ancora parzialmente da chiarire, si può cercare di ricostruire, passo dopo passo, quel che accaduto dal momento della scomparsa di Melania Rea, ai giorni nostri.

Come già detto, l’impulso alle indagini è stato dato da una telefonata anonima fatta tra le ore 14.30 e le ore 15.00 del 20 aprile 2011: un uomo, con chiaro accento tramano, informa la Polizia della presenza di un corpo per terra nella zona di Ripe di Civitella. L’uomo non viene mai individuato, ma si pensa possa trattarsi di uno dei tanti cacciatori di funghi che popolano l’area. Non vi sono invece dubbi sulla natura del corpo: è quello di Melania, il cui cadavere appare straziato da coltellate e sfregi. Ma come è morta la giovane?

L’autopsia effettuata sul corpo della vittima rivela che Melania è morta dissanguata dopo un’agonia di diverse decine di minuti, a causa delle ferite inferte dal suo assassino. In tutto, i medici legali ne conteranno 35: 29 sono tipiche ferite da punta, altre 6 sono invece ferite da taglio. Le coltellate sono ovunque: sul viso, sul torace, sull’addome, sulle braccia. A rendere ancora più tetro il quadro, il fatto che il corpo di Melania presenti anche delle ferite c.d. “figurate” che, peraltro, sono inferte dopo il momento della morte, con l’obiettivo palese di depistare le indagini verso, magari, gli adepti di una setta satanica: tra i vari sfregi si trova una svastica e una croce di Sant’Andrea.

Dopo un primo momento in cui non viene esclusa alcuna ipotesi, le indagini si concentrano sulla figura del marito, Salvatore Parolisi che, il 29 giugno 2011, riceve un avviso di garanzia: è il primo e unico indagato per la morte della moglie. Da questo momento in poi Parolisi verrà ascoltato e riascoltato un gran numero di volte. Gli viene chiesto di ricostruire i movimenti di quel giorno, gli vengono poste numerose domande sul suo passato personale e professionale. Quel che è noto è che i movimenti di Melania sono ricostruibili con ragionevolezza fino alle ore 13.30, del giorno della scomparsa: riceve infatti una telefonata dalla madre, alla quale riferisce che si sarebbe recata a Colle San Marco per far fare una passeggiata alla bimba e che entro le 16:00 avrebbe fatto ritorno perché aveva un appuntamento con l’amica Sonia, per far visita al nipotino di quest’ultima.  Per concordare l’appuntamento, alle 14.40 la stessa Sonia avrebbe provato a contattare Melania, senza esito.

Il cerchio su Parolisi si stringe giorno dopo giorno. Ed è lo stesso militare, con le sue dichiarazioni, ad aggravare la propria posizione: le affermazioni dell’indagano non convincono iinfatti i parenti e le amiche di Melania, così come “sospetti” appaiono essere alcuni comportamenti. Tra le principali fonti, prontamente dibattute e svelate, vi sono le affermazioni di Parolisi secondo cui non avrebbe avuto “in corso o in precedenza relazioni sentimentali extraconiugali né con allieve né con persone estranee all’ambito lavorativo”. In realtà, ben presto si scopre che Salvatore Parolisi tradisce la moglie da anni (secondo un’amica di Melania, già prima del matrimonio) con la soldatessa Ludovica Perrone. Sempre secondo le ricostruzioni, Melania viene a conoscenza del rapporto extraconiugale del marito con la Perrone e nel gennaio del 2010 si rende protagonista di un’accesa discussione con la quale intima alla donna di interrompere i rapporti con suo marito.

Secondo quanto emerge dalle indagini, non sarebbe questa l’unica relazione extraconiugale di Parolisi (tra cui spicca quella con Rosa Cesarino, un’altra allieva del caporalmaggiore, con la quale ebbe una relazione di breve durata). Una circostanza peraltro confermata dai proprietari di una serie di appartamenti turistici dove Parolisi era solito incontrarsi con le proprie amanti per consumare rapporti sessuali.

Un secondo gruppo di incertezze in grado di tradire Parolisi è legato al luogo del ritrovamento del cadavere di Melania. Parolisi afferma dinanzi agli inquirenti che ha “individuato con certezza la località ‘chiosco della pineta’ a seguito della descrizione nonché della visione di una fotografia scattata con il telefonino e mostratagli dall’amico fraterno Paciolla Raffaele”. In realtà, però, le cose non stanno esattamente così: Paciolla, che partecipa attivamente alle ricerche, è anche colui che procede al riconoscimento del cadavere della Rea insieme al fratello di Melania, e afferma di non aver mai scattato né tantomeno mostrato a Parolisi una foto di quel luogo. A dimostrazione di ciò, consegna il cellulare agli inquirenti, che avranno poi modo di verificare quanto riscontrato.

Probabilmente, però, a costituire il più grande gruppo di bugie è la sua poca accortezza a celare le relazioni intrattenute con Ludovica Perrone. Durante i numerosi colloqui con gli inquirenti, Parolisi afferma, ad esempio, di utilizzare unicamente il servizio di messaggistica istantanea ‘Messenger’, escludendo pertanto – quale canale di comunicazione con l’amante – Facebook, Skype e altri strumenti ancora. Si viene tuttavia a scoprire, ben presto, che non solo Parolisi ha un profilo su Facebook, ma anche che il suo nickname è “Vecio Alpino” con cui comunica e chatta regolarmente con Ludovica Perrone.

Altra bugia è quella relativa alla conoscenza dei tradimenti da parte di Melania. Durante un interrogatorio Parolisi dichiara infatti che “in nessuna occasione la moglie aveva avuto modo di nutrire sospetti su eventuali relazioni sentimentali intrattenute con allieve specificamente individuate e che mai tale eventualità gli era stata contestata dalla moglie”. In realtà, però, Melania non solo da tempo sospettava delle relazioni del marito, bensì era stata in grado di scoprire i rapporti con Ludovica, tanto da avere con questa un acceso confronto a gennaio del 2010.

Su tale base di dati particolarmente contrastanti, le dichiarazioni di Parolisi vengono interpretate con crescente scetticismo dagli inquirenti. Dunque, non convince la ricostruzione secondo cui Melania si allontana dal pianoro di Colle San Marco pochi minuti dopo essere arrivati con l’intento di recarsi in bagno. Michele Rea, fratello di Melania, svela subito che la sorella non aveva l’abitudine di recarsi nei bagni pubblici e che, comunque, mai avrebbe compiuto una simile azione allontanandosi senza la sua borsa, come invece dichiara Parolisi, il quale sottolinea come la donna sarebbe addirittura uscita di casa senza tale indispensabile accessorio. La circostanza viene poi supportata dal fatto che i parenti e le amiche di Melania definiscono la donna come molto attenta e “schizzinosa” e che pertanto mai si sarebbe allontanata da casa, con una figlioletta di sol i18 mesi, senza portare con sé tutto l’occorrente per il cuo accadimento, pulizia e nutrizione.

Tra gli altri elementi che suscitano immediata perplessità vi è anche il comportamento di Parolisi nelle ore immediatamente successive alla scomparsa: contrariamente ad altri parenti della donna, Salvatore effettua solo una rapida partecipazione alle ricerche della moglie, preferendo invece allontanarsi dai luoghi del delitto e tornare solo in tarda serata. Nel frattempo si scopre che Parolisi è andato in caserma per – a sua detta – organizzare una squadra di ricerche con i suoi commilitoni. Un’affermazione che verrà nuovamente smentita dai suoi colleghi, i quali – anzi – dichiarano che è lo stesso Parolisi a invitare a non partecipare alle ricerche per non intralciare il lavoro delle squadre cinofile.

Come se non bastasse quanto sopra, ad aggravare il quadro a carico di Salvatore Parolisi, vi sono anche le sue partecipazioni televisive, nelle quali continua a ribadire di amare la moglie e di non avere mai avuto contrasti con lei. Circostanza facilmente smentita dalle prove delle relazioni extraconiugali, e dalle tracce delle migliaia di SMS e email scambiati da Salvatore con Ludovica Perrone, nelle quali – tra le altre – afferma di voler conoscere ufficialmente i suoi genitori e di essere in procinto di mettere fine al matrimonio con Melania.

Man mano che le indagini sull’omicidio della Rea proseguono, ogni spostamento di Parolisi è ricostruito nei minimi dettagli. Vengono sentiti più volte i familiari, gli amici, i conoscenti, i condomini e buona parte delle persone che quel pomeriggio del 18 aprile si trovano sul pianoro di San Marco, e che asseriscono di non aver mai visto nessuno della famiglia Rea / Parolisi nella zona delle altalene e del chiosco.

Pertanto, a pochi mesi dall’omicidio della moglie, viene individuato in Salvatore Parolisi il principale e unico sospettato, poi arrestato il 19 luglio 2011 su richiesta del procuratore di Ascoli Piceno, Michele Renzi, del sostituto, Umberto Monti, e su provvedimento del giudice per le indagini preliminari, Carlo Cavaresi. Secondo i giudici, Parolisi uccide la moglie principalmente per la situazione creatasi con l’amante, la soldatessa Ludovica Perrone. Il 28 novembre 2011 la Corte di Cassazione conferma la misura cautelare e Salvatore Parolisi rimane in carcere.

 

Nel corso del processo, emergono dettagli sempre più macabri su quanto avvenuto. Ad esempio, viene rilevato che Melania avrebbe ricevuto dal marito un ultimo bacio poco prima della morte: per l’accusa, è il chiaro segno di un gesto che il marito avrebbe compiuto mentre la moglie stava per avviare la sua lenta agonia; per la difesa, invece, Parolisi bacia la moglie poco prima che questa si allontani per andare al bagno. A propendere è però la teoria dell’accusa, visto che gli esperti confermano che quel genere di traccia riscontrato nella cavità orale di Melania può dipendere solo da un bacio dato in punto di morte o, alternativamente, dalla presenza di una mano serrata sulla bocca mentre la donna spirava: per cancellare quelle tracce sarebbe infatti stato sufficiente deglutire o parlare.

Ancora, emerge che Melania si cala i pantaloni in una condizione tipica di intimità. La posizione in cui viene ritrovato il corpo lascia pertanto intendere che avrebbe compiuto questo gesto in presenza di una persona fidata e di un familiare. Emerge inoltre che la vittima non è stata aggredita o sorpresa da un estraneo: non vi è traccia di colluttazione o pianto e i pantaloni sono ben piegati. Emerge altresì che nei dintorni del luogo di ritrovamento della vittima comparirebbero delle impronte di sangue, riconducibili a un paio di scarpe maschili da tennis: un indizio non certo irrilevante, che si accompagna all’evidenza per la quale, nonostante il clima non certo caldo, Salvatore indossa solo un completino corto e sportivo. Per l’accusa, Parolisi avrebbe lavato se stesso e le scarpe presso una piccola fontana poco distante, dove si sarebbe cambiato d’abito e, poi avrebbe distrutto, o abbandonato lontano dal bosco, i vestiti insanguinati.

Per questi e altri fatti, Salvatore Parolisi è stato riconosciuto come unico colpevole della morte di Melania Rea, al termine di un processo che ha interessato buona parte dell’opinione pubblica in un’epoca della storia italiana in cui numerosi altri erano stati i casi di “femminicidio”. Per la crudeltà e l’accanimento compiuto nel delitto, Salvatore Parolisi è stato condannato all’ergastolo, con sentenza del 26 ottobre 2012, con giudizio in rito abbreviato.

In secondo grado la pena è stata ridotta a 30 anni, con pronuncia del 30 settembre 2013. Quindi, l’approdo in Cassazione, con i giudici della Suprema Corte che non ritengono congrua l’aggravante della crudeltà, e rimandano alla Corte d’Appello dell’Aquila il riconteggio degli anni di carcere. Proprio in Assise vengono concessi in via definitiva 20 anni, ancora in larga parte da scontare.

 

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