Il caso

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È il 18 aprile 2011 e una giovane donna di 29 anni, Carmela Melania Rea, scompare senza lasciare tracce dal Colle San Marco di Ascoli Piceno, dove si trova per qualche ora di svago in compagnia del marito, Salvatore Parolisi, militare al 235° Reggimento Piceno, e della loro figlia di soli 18 mesi. L’ultima persona a vedere in vita la donna è il marito, il quale riferisce agli inquirenti che Melania si sarebbe spostata per andare in bagno in uno chalet, per poi sparire nel nulla. Ma cosa è accaduto in realtà?

Cominciamo con ordine. È un lunedì pomeriggio di aprile; Salvatore Parolisi e la moglie, Melania Rea, stanno passeggiando all’interno di un parco attrezzato con scivoli e altalene con loro la figlia e, probabilmente, l’illusione di poter trascorrere qualche ora di relax, lontani – magari – dai problemi sentimentali che hanno interessato a lungo la coppia nel periodo precedente. A un certo punto, Melania dice al marito di dover andare in bagno e si dirige – senza la borsa – in una stradina che conduce a un vicino chiosco, il ristorante “Il Cacciatore” (conosciuto soprattutto come “bar Segà”). Trascorrono tuttavia 20 minuti senza il suo ritorno: un’attesa che fa impensierire il marito, che prova inutilmente a contattarla al telefono cellulare. Salvatore Parolisi decide allora di prendere la macchina e fare un giro in zona per cercare la moglie, arrivando poi al chiosco nel quale pensava si fosse recata per andare in bagno.

Giunto al bar, prende un caffè e domanda ai domandare ai titolari dell’esercizio ristorativo se la moglie, Melania Rea, si fosse recata da loro. Ricevuta una risposta negativa, comunica di essere preoccupato per la sua sorte e, su consiglio della proprietaria, telefona al 112: ai Carabinieri racconta di essere un militare in servizio al 235° RAV di Ascoli Piceno, e che, mentre si trovava con la moglie e con la figlia in un parco nei dintorni, ha purtroppo perso ogni contatto con la donna. Sono le 16.34, ed è l’inizio ufficiale delle indagini che condurranno a una macabra scoperta.

Nonostante gli sforzi e l’impegno degli uomini e delle donne che conducono le ricerche, la donna sembra introvabile. O almeno lo è fino a quando, il 20 aprile, tra le ore 14.30 e le ore 15.00, una telefonata anonima da parte di un uomo con un chiaro accento del luogo (forse, un cercatore di funghi) proveniente da una cabina telefonica ubicata a Teramo, informa della presenza del cadavere di una giovane, in un bosco di Ribe di Civitella, a 18 chilometri di distanza dal luogo della sparizione ma a poca distanza da Casermette, una località dove solitamente vengono svolte delle esercitazioni militari di tiro.

Giunta sul luogo, la Polizia impiegherĂ  ben poco per identificare come Melania Rea la salma abbandonata sul terreno della povera donna. Il medico, Adriano Tagliabracci, nella sua autopsia, scopre che la giovane è stata uccisa con 35 coltellate, che non ha subito violenza sessuale o strangolamento, che sul corpo è stata conficcata una siringa e sono stati incisi diversi simboli post-mortem. L’uccisione viene fatta risalire dall’anatomopatologo tra le ore 24:00 del 18 aprile e le ore 3:00 del giorno dopo. Poco distante dal corpo di Melania viene poi ritrovato un telefonino con la batteria scarica e una SIM card. Dall’analisi del tracciamento telefonico si scopre che il segnale del cellulare sarebbe rimasto attivo fino alle ore 19:00 del giorno della scomparsa. Su tali basi vengono avviate le indagini e, come spesso accade, le trasmissioni televisive seguono il caso con particolare enfasi e coinvolgimento, attente a sottolineare la drammaticitĂ  dell’ennesimo caso di “femminicidio”…

 

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I personaggi Âť