La difesa

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Riconosciuto Salvatore Parolisi come colpevole, la difesa di si è principalmente concentrata nel cercare di eliminare le aggravanti che hanno ricondotto la pena all’ergastolo (prima) ai 30 anni (poi), e ai 20 anni (infine). I legali di Parolisi ritengono infatti che la pena sia eccessiva, anche alla luce del mancato riconoscimento dell’aggravante della crudeltà. In particolare, dopo la conferma a margine del secondo processo d’appello alla pena definitiva di 20 anni, gli avvocati difensori Valter Biscotti e Nicodemo Gentile annunciano il ricorso alla Corte europea di Strasburgo al fine di verificare se Parolisi abbia subito un giusto processo. Secondo la coppia di legali, quello a Parolisi rimane infatti “un processo aperto con grandissimi dubbi. (…) Riteniamo che tante ombre incertezze non siano state dissipate dalle sentenze.
E’ quindi inevitabile un ricorso alla Corte di Strasburgo per verificare se Parolisi abbia subito un giusto processo”.

Tra gli elementi di maggiore concentrazione degli sforzi della difesa, molto è stato fatto per sottolineare la presenza di un’impronta di una scarpa da militare, tra il numero di 37 e 39, intrisa del sangue di Melania, trovata a pochi passi dal cadavere nel bosco di Ripe di Civitella. Ma non solo: fin dalle prime fasi del processo emerge ad esempio che sul corpo di Melania sono stati rinvenuti 5 capelli e che, mentre uno è di Parolisi, uno è del medico legale e uno è un pelo animal; gli altri due non sono stati qualificati (secondo l’accusa, tuttavia, potrebbe essere il vento ad averli condotti sul corpo della vittima).

La difesa sottolinea inoltre come non sia stata mai rivenuta l’arma del delitto, così come i vestiti sporchi di sangue e che i cani molecolari abbiano fiutato Melania sui luoghi “contestati” dall’accusa (un percorso che va dalle altalene a un vicino monumento ai caduti). Qui le tracce si fermano, ma per l’accusa non vi sono perplessità: la coppia aveva infatti compiuto una precedente gita al Pianoro di Colle San Marco con alcuni colleghi e amici di Salvatore.

L’ex caporalmaggiore dell’esercito è attualmente rinchiuso nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere e continua a proclamarsi estraneo al delitto.