Il caso

March 24, 2016|Redazione GIALLOsuGIALLO

il-caso

LUOGO:Brembate di Sopra (BG) ‚Äď Chignolo d‚ÄôIsola (BG)

ANNO:2010

Sono passate le 18:40 quando, il 26 novembre 2010, Yara (13 anni) si allontana dal centro sportivo di Brembate di Sopra dove segue gli allenamenti di ginnastica ritmica.
Yara scompare misteriosamente nel breve tragitto che separa la palestra dalla casa dei genitori (a soli 700 metri di distanza). Non far√† pi√Ļ ritorno a casa. Pochi minuti dopo il suo cellulare viene agganciato dalla cella di Mapello ma, dopo poco, il segnale scompare.
Il¬†12 dicembre 2010,¬†mentre √® gi√† in viaggio su una nave diretta a Tangeri, viene fermato l’operaio marocchino¬†Mohammed Fikri¬†che fino a poco¬†tempo¬†prima aveva lavorato in un¬†cantiere edile di Mapello, dove i¬†cani molecolari¬†sembrerebbero aver annusato l’ultima traccia della presenza di Yara. L‚Äôaccusa a Fikri si basa su un’intercettazione telefonica ambientale nella sua lingua madre, rivelatasi infondata per un errore di traduzione. La posizione di Mohammed Fikri viene archiviata in quanto l’immigrato, secondo gli organi inquirenti, sarebbe risultato del tutto estraneo alla vicenda.
Circa tre mesi dopo,¬†il corpo della povera Yara¬†viene ritrovato, per caso,¬†in un campo aperto a Chignolo d’Isola, ad una decina di chilometri di distanza da Brembate di Sopra in direzione sud-ovest¬†da un aeromodellista.
Sulla testa della tredicenne viene rilevata una ferita piuttosto profonda, probabilmente determinata da un violento colpo infertole. Oltre ad altre ecchimosi presenti sul corpo (a mezzo di altro oggetto contundente?) ed almeno sei ferite procurate con un’arma da taglio.Tuttavia, nessuna delle ferite sarebbe stata causa di morte per Yara la quale invece sarebbe deceduta a causa del freddosuccessivamente all’indebolimento dovuto alle lesioni. Sul corpo non sarebbero stati rilevati altri segni di violenza.Il 28 maggio si svolgono i funerali, celebrati dal vescovo di Bergamo Francesco Beschi. La comunità si stringe intorno ai genitori, distrutti dal dolore. Viene anche letto un messaggio di cordoglio inviato dal Presidente della Repubblica.
Lo scrittore e giornalista Roberto Saviano ipotizza pubblicamente che la morte di Yara potrebbe essere attribuibile ad una vendetta ordita dalla criminalità organizzata in quanto il padre di Yara, il geometra Fulvio Gambirasio, avrebbe testimoniato contro alcuni imprenditori collusi con la camorra che gestirebbe il traffico di cocaina nei cantieri edili del bergamasco, ma la denuncia dello scrittore si rivelerà non supportata da adeguati riscontri.

 

Il¬†18 settembre del 2012¬†vengono trovate alcune¬†tracce di sangue¬†sugli indumenti di Yara; gli inquirenti ne estraggono il¬†DNA¬†e iniziano a cercare possibili sospetti con un profilo genetico compatibile. La svolta arriva quando un possibile sospetto, un giovane frequentatore di una discoteca (persona estranea ai fatti e sottoposto all’indagine “screening”) ubicata nelle vicinanze dove √® stato ritrovato il corpo di Yara, rivela un profilo simile a quello del presunto assassino. A questo punto, gli inquirenti ‚Äútestano‚ÄĚ tutti i parenti dell‚Äôuomo. Estraggono il DNA persino da¬†tracce di saliva¬†presenti su una¬†marca da bollo¬†della patente di un¬†autista di Gorno¬†‚ÄďGiuseppe Guerinoni¬†– deceduto nel 1999, imparentato con il primo sospettato. Il campione presenterebbe una compatibilit√† altissima e, pertanto, il presunto assassino potrebbe essere un consanguineo. Tuttavia, i figli noti dell‚Äôuomo risultano estranei ai fatti e vengono subito scagionati. Sembrerebbe un vero e proprio rompicapo, finch√© non si inizia ad ipotizzare (con l’aiuto della confidenza di un collega del Guerinoni a proposito di una sua relazione risalente a molti anni addietro) che l‚Äôuomo possa avere avuto un¬†figlio illegittimo¬†da una relazione extraconiugale. Dopo un‚Äôindagine a tappeto (grazie all‚Äôartificio di un falso test dell‚Äôetilometro) viene identificato il DNA di¬†Massimo Giuseppe Bossetti.

Altre evidenze paiono inchiodare il sospettato, come l’aggancio del telefonino alla cella della zona da dove è scomparsa Yara. Infatti Bossetti sarebbe passato ripetutamente con il proprio furgone davanti alla palestra della ragazzina uccisa, in una strada visibile nelle telecamere di sorveglianza.

 

A questo punto, il¬†16 giugno 2014, Massimo Giuseppe Bossetti,¬†un muratore incensurato di 44 anni, viene arrestato poich√© il suo DNA coinciderebbe con quello di “Ignoto 1” (riconducibile all’assassino) rilevato sugli abiti di Yara.

 

Il¬†20 agosto 2014¬†altro duro colpo inferto all‚Äôapparente armonia familiare della famiglia Bossetti. Secondo alcune testimonianze tra Massimo Bossetti e¬†Marita Comi, la bella e bionda moglie del muratore dedito a lampade abbronzanti e cura di animali domestici, non tutto era rose e fiori. Cos√¨ la Procura di Bergamo inizia a scavare anche nella vita privata di Marita che viene convocata dagli inquirenti per chiarire la sua posizione in merito a due¬†presunte relazioni extraconiugali. Due uomini infatti avrebbero raccontato agli inquirenti di essere stati gli amanti della donna, precisamente uno nel 2009 mentre l’altro pi√Ļ recentemente. Relazioni negate dalla donna, che, attraverso il suo legale, ribadisce con veemenza di “non aver mai avuto amanti“.
Il¬†26 febbraio 2015¬†vengono chiuse le indagini e per Bossetti, che resta l’unico indagato, viene chiesto il¬†rinvio a giudizio, mentre la difesa ne chiede ripetutamente la scarcerazione, valutando poi l’opportunit√† di chiedere il rito abbreviato.

 

Il¬†27 aprile 2015¬†si apre, con l’udienza preliminare davanti al¬†GUP, il processo di primo grado al¬†tribunale di Bergamo, per l’accusa di¬†omicidio volontario aggravato. Gli avvocati contestano anche la presunta non ripetibilit√† del test del DNA, effettuato senza la presenza della difesa. Il GUP decide l’apertura del processo davanti alla Corte d’Assise per il¬†3 luglio 2015, mentre la difesa di Bossetti convoca711 testimoni, sostenendo che Yara sia solo l‚Äôennesima vittima di un atto di bullismo.
Il criminologo Alessandro Meluzzi, consulente di parte della difesa di Bossetti, critica il processo di identificazione di Bossetti con Ignoto1 in quanto il DNA, a suo parere, sarebbe stato contaminato.

 

Il¬†9 giugno 2015¬†arrivano nella redazione del¬†settimanale Oggi¬†due¬†lettere anonimein un italiano non privo di errori grammaticali, secondo le quali il “vero” assassino sarebbe un¬†muratore polacco, che beveva troppo e quando era ubriaco diventava violento. L’uomo ‚Äď sempre secondo la fonte anonima – sarebbe poi stato ucciso dai complici in un cantiere i quali avrebbero simulato un infortunio sul lavoro facendolo cadere da un ponteggio. Costoro, favoreggiatori e testimoni dell’omicidio, con l’arma della minaccia, avrebbero costretto al silenzio proprio Massimo Bossetti. Infatti il muratore di Mapello non sarebbe estraneo al delitto cui avrebbe assistito impotente, prima sentendosi male, poi fuggendo via terrorizzato: “Certo che signor Bossetti non potr√† mai dire tutta la verit√† visto cosa hanno fatto sorella, piena di botte poveretta“, scrive l’anonimo nella prima lettera. E nella seconda pure scrive: “Nessuna meraviglia qualcuno se la prenda con sorella di Massi. Lui non pu√≤, non deve proprio parlare ok? (in trappola)… Il Massi ricordo che √® scappato dalla spavento… certo eravamo in diversi e voi non lo capite“. Le lettere, come riferito dalla redazione di Oggi, riportano il timbro postale di Padova e l’indicazione di provenienza da Santa Giustina in Colle (Padova). Nelle 59 mila pagine dell’inchiesta c’√® una sola persona che proviene da Santa Giustina. √ą¬†Roberto Benozzo, il datore di lavoro di Fikri, il piastrellista fermato, una settimana dopo la scomparsa di Yara, su un traghetto diretto in Marocco e prosciolto dopo due anni. “Dall’inchiesta Roberto √® uscito pulito ma distrutto dai sospetti“, cos√¨ confidano ai giornalisti del settimanale a Oggi la mamma e la sorella di Benozzo, commentando per ci√≤ che concerne le lettere: “√ą un mitomane che vuole attirare la vostra attenzione“. Ma la magistratura sembra non dare troppo peso alle due missive.

Il¬†15 luglio 2015¬†i giornalisti¬†che seguono il processo a Bossetti¬†protestano¬†perch√© – a loro giudizio – non viene loro permesso di documentare adeguatamente quanto accade in aula. ‚ÄúIl giudice decida sulla presenza in aula delle telecamere, nel rispetto del diritto di cronaca‚ÄĚ cos√¨, con una comunicazione ufficiale il presidente dei¬†Cronisti Lombardi,¬†Cesare Giuzzi, denuncia il¬†tentativo di imbavagliare il diritto all‚Äôinformazione¬†a causa del divieto imposto dal PM Letizia Ruggieri di entrare in aula con supporti di audio-video registrazione.

 

Il processo a Bossetti procede, udienza dopo udienza fino a che il¬†1¬į novembre 2015¬†si arriva ad un altro colpo di scena: √® il giornalista¬†Luca Telese¬†a raccontare sulle pagine del quotidiano Libero gli ultimi incredibili sviluppi. Al centro del dibattimento in quella che Telese definisce la “giornata pi√Ļ importante del processo (fino ad oggi)“: si sta discutendo del famoso¬†video “del furgone”¬†mandato in onda da tutte le reti televisive, ottenuto dal montaggio dei fotogrammi ripresi dalle telecamere di sorveglianza. Nel video appare il furgone del carpentiere di Mapello che gira pi√Ļ volte nei pressi della palestra di Brembate la sera in cui scompare Yara. Secondo molti quel filmato descrive il “predatore che si mette in caccia della sua preda“. Quel video fa addirittura litigare Bossetti e la moglie Marita, intercettati: “Tu quella sera er√¨ li! Ti ho visto con il furgone! Che cosa facevi?”. Ma improvvisamente in tribunale si fa strada l’ombra del sospetto. A rivelare come il video sia stato¬†montato ad arte in accordo con la procura di Bergamo per soddisfare ‚Äúesigenze comunicative‚Äú¬†non √® un carabiniere qualunque bens√¨ il comandante del Ris di Parma, il colonnello¬†Giampietro Lago. Dunque il documento √® una sorta di¬†filmino tarocco, come sottolinea Telese, riportando la cronaca del concitato confronto tra l’avvocato e il super-carabiniere dei Ris.
Immediatamente scatta nuovamente la¬†protesta dei Cronisti Lombardi¬†che il giorno dopo pubblicano una durissima¬†lettera ‚Äúaperta‚Ä̬†al procuratore di Bergamo: ”Pensavamo che nel video vi fossero gli elementi utilizzati dall’accusa per provare la colpevolezza dell’imputato. Invece solo in alcuni frammenti c’√® il furgone di Bossetti, e le immagini erano state perlopi√Ļ scartate perch√© inservibili

 

Anno nuovo, nuovo colpo di scena: √® l’8 gennaio 2016¬†e in aula il¬†PM Letizia Ruggeri, dopo la faccenda del filmino taroccato, passa all’attacco e contesta i¬†titoli di studio¬†dell’odiato¬†consulente della difesa Ezio Denti. Il criminologo risponde che la sua laurea √® triennale ed √® stata conseguita a Friburgo in Svizzera percui √® vero che in Italia avrebbe solo il diploma di ragioniere. Il clima immediatamente diventa incandescente e quando il PM Ruggeri replica che a Friburgo non vi sarebbe alcun corso di laurea in Ingegneria, ma solo un Istituto tecnico, il legale di Bossetti, l’avvocato Salvagni, proprio non si trattiene: ¬ęAdesso basta, √® un processo al consulente o a Bossetti? Si stanno spendendo i soldi dei contribuenti per fare indagini sui nostri consulenti. A parte che per svolgere il lavoro di consulente non √® necessaria una laurea, questa √® un‚Äôaggressione incredibile. La difesa non ha i soldi infiniti della procure¬Ľ.

 

Il¬†12 febbraio 2016¬†altro¬†duro scontro in aula tra il genetista Marzio Capra, in difesa di Massimo Bossetti, e il¬†PM Letizia Ruggeri, in merito alla questione del¬†Dna, la “prova regina”.
Una battaglia tra consulenti il cui oggetto di diatriba è il Dna nucleare, quello identificativo, che per l’accusa è sufficiente alla identificazione di Ignoto 1 con Massimo Bossetti, e il Dna mitocondriale, che per il consulente rende inattendibile la prova a carico dell’imputato, in quanto incompleta.

Anche in questo caso il PM mette sulla graticola il consulente dubitando della sua esperienza in materia di analisi scientifiche sul Dna mitocondriale.

La sera del 12 febbraio, Capra va ospite alla trasmissione “Quarto Grado” ie ribadisce la sua tesi: ‚ÄúHo parlato per molte ore , portando tesi scientifiche, argomentando valutazioni oggettive a sostegno della innocenza di Massimo Bossetti‚ÄĚ.

 

24 febbraio 2016. Ester Arzuffi, la madre di Massimo Bossetti, convocata in qualità di teste e accompagnata dall’avvocato Benedetto Bonomo, si avvale della facoltà di non rispondere. La sua deposizione in aula dura solo pochi secondi.

 

11¬†marzo 2016. Massimo Bossetti cambia nuovamente versione e dice di non ricordare¬†dove si trovasse la sera del 26 novembre 2010 quando yara scomparve. Rincara la dose e contesta anche la prova del DNA affermando che quel materiale genetico non gli “appartiene“. Avrebbe detto:¬†“√ą un dna strampalato, e che per met√† non corrisponde“.¬†Descrive anche il giorno dell‚Äôarresto, rilevando di essere stato trattato ‚Äúpeggio di Tot√≤ Riina‚ÄĚ: Rivela anche che durante i¬†45 giorni trascorsi in isolamento avrebbe pensato suicidarsi.

 

16 marzo 2016. Terza udienza dedicata all’esame dell’imputato, accusato dell’omicidio di Yara.

 

Nuovo colpo di scena nel processo a Massimo Bossetti per l‚Äôomicidio di Yara Gambirasio:¬†l’udienza del¬†18 marzo 2016¬†viene sospesa dal¬†presidente della Corte d‚ÄôAssise¬†dopo¬†che le domande incalzanti dei legali portano¬†Walter Brembilla, il¬†custode della palestra¬†a contraddirsi¬†con¬†quanto detto in precedenza.¬†L’uomo si sarebbe giustificato con la paura di essere coinvolto nelle indagini come imputato: ‚ÄúAvevo paura che mi davate la colpa perch√© ero il custode. Ero sotto pressione, sono stato in Questura un casino di volte‚ÄĚ. Racconta di essersi assentato¬†dalla sua casa – adiacente alla palestra – perch√© avrebbe¬†prima prelevato un ragazzo in stazione con un furgone (di propriet√† della struttura) intorno alle 17:10¬†per poi riaccompagnarlo¬†intorno alle 18:45.

I legali di Bossetti ovviamente contrattaccano: ‚ÄúE‚Äô una persona che sicuramente sa qualcosa, non vuole e non havoluto dirlo. Strano che avesse paura, perch√© allora la ragazza non era ancora stata ritrovata.‚ÄĚ.

 

24 marzo 2016.¬†A difesa dell‚Äôimputato sono state¬†interpellate, in qualit√† di testimoni,¬†ben 711 persone ma, ad oggi, soltanto 160 sono nella lista definitiva.¬†Nell‚Äôelenco presentato dai legali figura anche il¬†figlio quattordicenne di Massimo Giuseppe Bossetti¬†per il quale √® stata chiesta un’audizione protetta.

Molti i frequentatori del centro sportivo di Brembrate di Sopra che quella famosa sera del 20 novembre del 2010 si trovavano proprio nella palestra in un orario compatibile a quello della scomparsa di Yara. In realtà costoro avrebbero già dichiarato di non aver visto né Massimo Bossetti né Yara Gambirasio. Secondo la difesa, infatti, Yara Gambirasio quella sera non sarebbe mai uscita dalla palestra e qualcosa sarebbe accaduto all’interno dell’edificio.

 

 

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I personaggi ¬Ľ