Caso Bozzoli: cosa c’è dietro al “tesoretto”

(Brescia) – Il primo fascicolo – quello relativo alla scomparsa dell’imprenditore Mario Bozzoli, titolare dell’omonima fonderia – cita il “sequestro di persona“; il secondo – quello relativo alla morte dell’operaio Giuseppe Ghirardini – parla di “istigazione al suicidio”. Ma il ritrovamento, a casa del Ghirardini, di una somma di denaro inspiegabile, unitamente all’anomala serie di telefonate intercorse tra Bozzoli e Ghirardini nei giorni precedenti la sparizione del primo, conducono la Procura di Brescia ad ipotizzare una possibile nuova chiave di lettura degli avvenimenti.

Mario Bozzoli - Giuseppe Ghirardini

Mario Bozzoli – Giuseppe Ghirardini

Quando si parla del caso della scomparsa del 50enne imprenditore di Marcheno Mario Bozzoli, dissoltosi nel nulla (o piĂą probabilmente dissoltosi in uno dei suoi forni) si deve parlare di “presunta morte”. Lo ricordiamo, la sera dell’8 ottobre 2015, alle 19:11, Bozzoli, come d’abitudine, telefona alla moglie Irene Zubani; le dice che va a cambiarsi e che sarĂ  presto a casa per cena. Ma non ci arriverĂ  mai. Intorno alle 23:00 la moglie corre alla fonderia: le aprono alcuni operai, tra cui Giuseppe Ghirardini. Viene a sapere – con sgomento – che dal forno di fusione dei materiali ferrosi s’è levata una fumata anomala e che l’impianto, bloccato dall'”alert”, sarebbe stato riavviato proprio da Giuseppe Ghirardini. “Quel” Giuseppe Ghirardini che, appena 6 giorni dopo (per l’esattezza il 14 ottobre 2015), prima di presentarsi dai carabinieri per un interrogatorio, viene ritrovato – morto – in localitĂ  Case di Viso, in Valcamonica, a circa un’ora di cammino da dove aveva lasciato la sua auto. Dall’esame autoptico emerge che ha una capsula di cianuro nello stomaco: s’è ucciso con un “boccone avvelenato” per i cinghiali (una tempo in uso tra i cacciatori ma non piĂą in commercio da parecchio). Inoltre, i carabinieri, durante il sopralluogo nei boschi, recuperano i resti di un’altra fiala di cianuro.

Mario Bozzoli e Giuseppe Ghirardini, entrambi cinquantenni. Si conoscono fin da bambini ma non sono nĂ© amici nĂ© hanno una particolare confidenza tra loro. Dunque, come si spiegano tutte quelle telefonate nei giorni precedenti la scomparsa dell’imprenditore? La risposta potrebbe risiedere proprio in quelle migliaia di euro trovate a casa del Ghirardini. Denaro che non era stato prelevato dal suo conto in banca (sempre in rosso) nĂ© originato da un prestito o da una qualche regalìa.

L’ipotesi che si sta delinenando tra gli inquirenti è che si trattasse di una somma di denaro contante riferibile alla “cassa aziendale” della quale Ghirardini di sarebbe appropriato indebitamente per una qualche impellente necessitĂ  (forse per finanziare il viaggio in Brasile dove vivono l’ex moglie e il figlio). Vistosi scoperto e pressato dalle richieste telefoniche di spiegazioni da parte del suo “insensibile” principale (in quanto troppo abituato a vivere negli agi per comprendere la disperazione di un semplice operaio) forse “perde la testa”. E, una volta successo l’irreparabile, gli resta solo una scelta: come porre fine alla propria vita.

Proprio in merito alla sera della sparizione sarebbero emersi ulteriori aspetti come la circostanza di un fornitore spagnolo al quale sarebbe stato chiesto di posticipare di due ore la consegna di un quantitativo di materiale. Avrebbe dovuto entrare in azienda attorno alle 19:00, l’orario in cui Bozzoli ha telefonato per l’ultima volta la moglie. Dunque sembrerebbe essere stato forse individuato l’ultimo e decisivo incastro di indizi per risolvere il “giallo di Marcheno“.

(Diarana Sestilli)

 

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