In carcere per abusi sui figli: era innocente

(Abbasanta, Oristano) – Un calvario umano e giudiziario durato 17 anni, quello di Saverio De Sario: un papĂ  falsamente accusato di terribili abusi. Correva infatti l’anno 2000 quando l’autotrasportatore sardo si era ritrovato a rispondere di violenza sessuale sui due figli: Michele e Gabriele, rispettivamente di 9 e 12 anni.

Saverio De Saro

Saverio De Sario con i suoi figli

Ad accusarlo erano stati proprio loro. Prima con “strani disegni” sul quaderno:

“Mamma abbozza un disegno di un rapporto sessuale tra un uomo e un bambino, chiede a Michele di disegnargli cosa gli faceva il papĂ , Michele ricopia in maniera molto grezza il disegno. Michele intanto aveva capito che se la assecondava non gli faceva niente, mentre invece se diceva di no andava su tutte le furie ed erano guai”.

Ai disegni era seguito un racconto confuso, riferito ad un team di poliziotti e psicologi:

“Ho inventato una storia incredibile: che ci violentavano in gruppo in un campetto davanti alle case. Avevo dieci anni e paura che la mamma mi ammazzasse se mi rifiutavo. L’ho ideata così fantasiosa apposta, affinchè non mi credessero. Invece mi hanno creduto. Venti giudici hanno messo in galera un innocente, mio padre”.

E ancora, dalle dichiarazioni dei due figli che descrivono il comportamento materno in quel periodo, emerge quanto segue:

“Dopo circa 5 giorni di urla e scossoni mi sono arreso al suo gioco e per evitarmi urla e maltrattamenti ho cominciato a dire che mio padre mi aveva violentato, non sapevo con certezza cosa voleva dire, poi dopo una settimana la mamma ci portò da una psicologa che dopo mesi e mesi di tartassamenti e menzogne dettate da mia madre ha fatto sì che mio padre e tutti i parenti in Sardegna venissero portati davanti ad una corte e un giudice.”

A nulla sarebbe valso il goffo tentativo di fare “marcia indietro”: i due ragazzini, infatti, non sarebbero stati creduti, così come si evince dalle parole di uno di loro:

“Io raccontavo bugie, e si vedeva, perchè nessuna delle cose che mi chiedevano riuscivo a rispondere in maniera giusta, e neanche mio fratello. Infatti durante un incidente probatorio sono crollato, ho detto che mio padre in realtĂ  era innocente, e che tutto quello che ho raccontato erano solo bugie. Quando poi hanno portato tutte le “prove” in tribunale, venne un perito per verificare la realtĂ  dei fatti dopo un po’ disse <questa corte e i magistrati sarebbero tutti da denunciare>. (…) Vennero condannati mio padre e mio zio. (…) Io dopo il processo avevo manie suicide, volevo morire, per quello che avevo detto e quello che mia madre mi aveva fatto dire.”

La svolta a settembre 2015: Michele e Gabriele, i due figli, ritrattano le accuse e convincono i giudici della Corte Costituzionale a disporre l’immediata revisione del processo. Fino alla agognata sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello di Perugia:

“Assoluzione perchĂ© il fatto non sussiste e immediata scarcerazione”.

Non lasciano spazio a dubbi i passaggi che riguardano l’agito della madre, la quale, incredibilmente, nonostante il danno arrecato, non rischierebbe assolutamente “nulla”:

“Mia madre educava me e mio fratello inizialmente con il <terrore psicologico>. Mia madre ci metteva in testa che papĂ  non era una brava persona. (…) Per togliere papĂ  di mezzo ha cominciato a imbottirci la testa di menzogne, cose che non erano reali, cose che mio padre non ha mai fatto. (…) Dopo tutte le bugie che mia madre mi raccontava ero diventato una specie di robot, facevo quello che mi veniva chiesto, come uno schiavo. (…) Vivevo in un mondo tutto finto creato da mia madre, per fare la regina e sottomettere gli altri al suo volere”.

Questa vicenda ne richiama alla memoria una piĂą celebre: quella di Carolina Tana, all’epoca giovanissima figlia di Enzo Alberto Tana, presidente della Borsa valori di Roma e di Aurora Pereira Vaz, giovane e bella donna portoghese. La piccola Carolina, plagiata dalla madre, venne costretta ad infamare il proprio padre, un facoltoso uomo d’affari, salvo poi ritrattare pubblicamente in un libro, una volta diventata adulta. Storie di devastazioni familiari agite da alcuni genitori disturbati che, aiutati da “professionisti”, non esitano a manipolare la psiche dei figli pur di riuscire a “distruggere” l’ex.

(Diarana Sestilli)