Sul Mostro di Firenze

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Dalla quarta strage i tempi iniziano ad essere più serrati. Venerdì 23 ottobre 1981, appena quattro mesi dopo e siamo sempre in una notte di novilunio: i ragazzi sono Stefano Baldi e Susanna Cambi vengono uccisi rispettivamente con quattro e cinque colpi sempre della stessa pistola; in questo caso il mostro ha agito quasi con rabbia, tirando fuori dalla macchina anche il ragazzo e mutilando il pube di lei con molta più violenza.

Il quinto delitto contiene molti elementi da segnalare, siamo al 19 giugno 1982 e quindi non è passato nemmeno un anno. Lei è la diciannovenne Antonella Migliorini, lui Paolo Mainardi, ventidue: la pistola è la solita ma non viene praticato alcun rituale poiché il ragazzo, in un estremo tentativo di fuga, riesce a mettere in moto la macchina spostandola vicino alla strada. Paolo Mainardi rimarrà in vita fino alla mattina successiva senza tuttavia mai riprendere conoscenza; il PM Silvia Della Monica chiese ai giornalisti di diffondere la falsa notizia secondo la quale il ragazzo, giunto ancora vivo in ospedale, avesse avuto il tempo per rivelare qualcosa circa il suo assassino; i cronisti, come logico, accettarono.
Nei giorni seguenti un soccorritore della Croce Rossa ricevette due strane telefonate da un uomo con voce cortese e senza accenti particolari il quale, presentandosi prima come appartenente alla Procura di Firenze e poi direttamente come il Mostro chiedeva informazioni su quanto rivelato dal ragazzo. Fatto ancora più strano fu che lo stesso soccorritore, due anni più tardi, nel 1984, mentre si trovava in vacanza in una pensione di Rimini, venne raggiunto lì da una sinistra telefonata della quale, per motivi mai chiariti, nessuno stabilì il contenuto. In quel periodo Stefano Mele era in carcere e particolare importante, una conoscente di Susanna Cambi, la quarta vittima, venne trovata morta all’interno della lavanderia del residence dove soggiornava il giorno 22 agosto 1982 (pochi mesi dopo) sul litorale della provincia di Ragusa dove stava trascorrendo le vacanze estive.

Il sesto delitto risale all’8 settembre 1983, un anno ed un mese dopo, questa volta si tratta di una coppia di ragazzi, due gay entrambi ventiquattrenni: Wilhelm Horst Meyer e Uwe Rusch Jeans. Siamo sempre in una notte senza luna, buio completo quindi; uno dei due ragazzi, Uwe Rusch Jeans, portava i capelli molto lunghi ed era di corporatura esile, per questa ragione potrebbe essere stato scambiato per una ragazza. Qui assistiamo ad un colpo di scena: il nuovo Giudice Istruttore, Dott. Mario Rotella, firma l’ordine di arresto per Giovanni Mele e Piero Mucciarini, fratello e cognato di Stefano Mele.
Il giudice li riteneva implicati nel delitto del sessantotto poiché dai verbali degli interrogatori pare che Natalino, il figlio di Stefano, avesse visto, la notte della strage:

“uno zio del quale non ricordava il nome”

ma che descrisse come piccolo, con una figlia di nome Daniela e che lavorava di notte… disse di averlo visto sparare: la descrizione corrispondeva ad un fornaio.
Successivamente lo stesso bambino affermò di avere visto:

“uno zio paterno”

e ne aveva solo uno: Giovanni Mele. A questo punto il dottor Rotella decise di interrogare tutti i Mele facendo mettere sotto controllo i telefoni: dalle intercettazioni risultò che ogni componente della famiglia a partire da Maria, la sorella paterna più grande, a Teresa, l’altra sorella, a Giovanni, il fratello, fossero preoccupati per i nuovi interrogatori tanto che avrebbero preferito che Stefano restasse in galera piuttosto che andare incontro ad una revisione del processo. Durante un colloquio in carcere con il fratello, Giovanni si fece sorprendere da una guardia penitenziaria a passare appunto a Stefano un foglietto con le parole esatte da dire al Giudice.

Il settimo e penultimo della serie è del 29 luglio 1984, a meno di un anno di distanza. Le vittime sono Pia Rontini di diciotto anni e Claudio Stefanacci di ventidue: quattro colpi per lui e tre a distanza ravvicinata per lei, morta sul colpo. Il killer infierisce ancora con dieci coltellate alla gola ed al petto del ragazzo ma per la prima volta, dopo il rito dell’escissione del pube, il Mostro procede all’asportazione del seno sinistro della ragazza con un taglio perfetto. L’atrocità è segnalata, poco prima dell’alba, a mezzo di una telefonata ai Carabinieri da parte di un uomo senza alcuna inflessione dialettale. Sul luogo del delitto manca un crocefisso d’oro che la ragazza portava al collo e sul soffitto interno della macchina gli investigatori notano una traccia rotonda causata da un soggetto alto almeno un metro ed ottanta mentre le due vittime erano entrambe di statura inferiore.

8 settembre 1985, ultimo duplice omicidio attribuito al Mostro in località Scopeti, sempre vicino a Firenze: le vittime sono due francesi, Jean Michel Kraveichvili di venticinque anni e Nadine Mauriot di trentasei, stanno campeggiando in tenda; vengono uccisi con cinque colpi, tre rivolti a lei dei quali uno mortale alla testa mentre lui, colpito solo di striscio, esce dalla canadese e corre ma il Mostro lo bracca veloce ed agile sferrandogli tre fendenti mortali alla schiena, alla carotide, al ventre ed al torace. L’assassino nasconde il corpo del ragazzo, entra poi nella tenda,  prende quello della donna, lo trascina fuori e qui compie il rito dell’escissione del pube e della mutilazione del seno sinistro, riporta il cadavere all’interno della tenda e lo copre con il sacco a pelo. Sulla scena del crimine vennero trovati delle cartucce Winchester serie H provenienti dalla solita arma, un paio di guanti di gomma in lattice di marca Travenol Triplex, di quelli usati in chirurgia di misura sette ed un fazzoletto scottex con sangue rappreso ed una ciocca di capelli. Successivamente venne inviata, quasi in senso di sfida, una lettera al PM Silvia Della Monica (colei che aveva teso la trappola investigativa in ospedale) contenente un lembo di tessuti organici appartenenti a Nadine Mauriot.

 

(Tratto da: Il Mostro di Firenze. Una verità oltre la Cassazione. Di Mario Catania. Scritto con la collaborazione tecnica di Francesco Saccomanno in servizio Presso la Procura di Torino; nota di Riccardo Ghio, Sostituto Procuratore della Repubblica in servizio presso la Procura di Alessandria).