Il DNA è sempre una prova certa?

Mario Catania – Scrittore

 

Per inaugurare questa piccola rubrica ho deciso di partire dal mio ultimo libro, “Tutto sbagliato“, e dalla terza indagine del suo protagonista, il Commissario Ferrante Martini, personaggio immaginario di un ex componente sella SAM, la “Squadra Anti Mostro” realmente esistita come appendice della Procura di Firenze negli Anni Ottanta, il quale, dopo avere abbandonato la Polizia per ritirarsi a vita privata, divenuto scrittore, viene rimesso in pista dal destino per alcune indagini a titolo personale; in un mistero in cui cambi di identit√†, cadaveri carbonizzati e sospette sparizioni sembravano aver sconfitto la Giustizia, proprio l’utilizzo della prova del DNA si √® rivelato uno strumento assolutamente essenziale, se non addirittura indispensabile, per la soluzione del caso. Vorrei, senza alcuna pretesa, accennare solo brevissimamente al significato del termine “DNA” per poi passare al suo utilizzo durante l’attivit√† investigativa.

Il DNA o acido dessossiribonucleico √® una macromolecola che detiene le informazioni genetiche ed ereditarie di ogni singolo individuo. E’ costituita da due lunghi filamenti avvolti tra loro a formare una doppia elica e si trova all’interno di “quasi” ogni cellula del corpo umano; la funzione pi√Ļ rilevante √® quella di trasmettere le caratteristiche ereditarie da un individuo ad un altro. Si √® scoperto che molte componenti dell’individualit√† di ogni persona , dal colore dei capelli, a quello degli occhi alla stessa intelligenza, sono stabilite da questa molecola.¬† Ogni cellula del nostro corpo contiene lo stesso DNA impacchettato in 46 cromosomi. Nelle cellule uovo della donna e negli spermatozoi dell’uomo √® presente met√† corredo cromosomico: nel momento del concepimento, ogni spermatozoo, fondendosi con la cellula uovo fa in modo che venga ricomposto l’intero patrimonio di 46 cromosomi. Ogni individuo, in sostanza, ricever√† met√† del proprio DNA dalla madre e met√† dal padre, ecco perch√© figli della stessa madre o dello stesso padre hanno tutti lo stesso patrimonio della propria madre o del proprio padre bench√© ricombinato in proporzioni diferenti: in sostanza DNA identico si avr√† soltanto nei fratelli gemelli omozigoti.

Alla luce di quanto detto appare evidente che il potere disporre del codice genetico di un soggetto per poi poterlo paragonare a quello trovato sulla scena del crimine possa rappresentare una prova assoluta; vediamo allora cosa dice la legge e quali sono le modalit√† secondo le quali pu√≤ essere prelevato. Innanzitutto vorrei sfatare il mito secondo il quale non esista una “Banca dati del DNA”: la legge 30/6/2009 n. 85, attuativa della convenzione di Prum, al fine di facilitare l’identificazione di autori di delitti stabilisce che, presso il Ministero dell’Interno, Dipartimento della Pubblica Sicurezza¬† sia istituita una “Banca Dati nazionale¬† del DNA”.

Secondo questa legge, ai fini dell’inserimento del profilo del DNA nella banca dati nazionale, possono essere sottoposti a prelievo di campioni biologici i seguenti soggetti:

– persone alle quali sia applicata la misura della custodia cautelare in carcere oppure quella degli arresti domiciliari.

– arrestati in flagranza di reato o sottoposti a fermo di indiziato di delitto

– detenuti od internati in seguito a sentenza irrevocabile per delitto non colposo

– persone nei confronti delle quali sia applicata una misura alternativa alla detenzione a seguito di sentenza irrevocabile per delitti non colposi.

– persone alle quali sia applicata in via definitiva o provvisoria una misura di sicurezza detentiva

Inoltre, sempre secondo la legge, la banca dati, oltre a raccogliere e catalogare detti profili, raccoglie gli ulteriori profili genetici:

– profili del DNA relativi a reperti biologici acquisiti nel corso di procedimenti penali.

– profili del DNA di persone scomparse o di loro consanguinei

– profili raccolti al fine di raffronto o di identificazione

A questo punto le domande che da lettore mi potrei porre sono due: da cosa sia possibile prelevarlo e quali sono i limiti di legge entro i quali ci√≤ sia possibile. Bene…iniziamo col dire che, ormai, la ricerca √® tanto avanzata da essere in grado di prelevare il profilo genetico da minime tracce, perfino dalle impronte digitali! Si, avete capito bene, oggigiorno, anche dalle impronte digitali √® possibile, con una tecnica al limite del fantascientifico, giungere alla lettura del codice di ciascuno di noi. Molto pi√Ļ “semplicemente” il DNA risulta prelevabile da capelli, peli, saliva ed anche ossa…al punto che anche nel caso di un cadavere carbonizzato non sar√† impresa impossibile risalire alla sua identit√†: secondo le metodologie pi√Ļ sofisticate e moderne sembra¬† che addirittura nel caso di una cremazione non si possa essere completamente certi che il prelievo non risulti possibile. A questo punto dobbiamo arrenderci al Genio e pensare che, con ottima probabilit√†, solo il coltello di ghiaccio di Alfred Hitchcock possa rappresentare l’emblema del delitto perfetto.¬† Per quanto concerne i limiti di legge per il prelievo ma, soprattutto, per l’utilizzazione delle informazioni, possiamo dire che essi siano molto bassi e questo, a mio parere, gioca a favore della legalit√†. Il DNA pu√≤ essere prelevato con il CONSENSO DELL’INTERESSATO od anche su SUA RICHIESTA ma nel caso ci√≤ non avvenga, il PRELIEVO COATTIVO verr√† ordinato dal Pubblico MInistero o dal Giudice, a seconda che ci si trovi nella fase delle indagini o gi√† nel processo. Nella fase delle indagini il Pubblico Ministero avr√† facolt√†, ex art 359 bis del Codice di Procedura Penale, di richiedere il prelievo forzoso salvo, entro quarantotto ore, inoltrare richiesta di convalida al Giudice per le Indagini Preliminari il quale avr√† altre 48 ore per convalidare. Se, invece, ci troviamo gi√† nella fase del giudizio, sar√† direttamente il Giudice, ex art 224 bis del Codice di Procedura Penale a richiedere la prova. In entrambi i casi verranno mandati degli ufficiali di Polizia Giudiziaria ad obbligare il sospettato a sottoporsi al prelievo; essi, secondo il combinato disposto degli articoli 354 e 356 sempre del Codice di Procedura Penale, avranno l’obbligo di informare il soggetto che un avvocato avr√† la facolt√† di partecipare alle operazioni ma non √® questa una conditio sine qua non il che vuol dire che se l’indagato non sar√† in grado di disporre dei servizi di un legale in tempo utile il prelievo verr√† effettuato ugualmente presso una Struttura Sanitaria e sar√† considerato perfettamente valido.

Siccome, per√≤, il prelievo coattivo presenta un primo limite, quello di “avvisare indirettamente” il sospettato del fatto che si siano¬† accesi i riflettori su di lui ed un secondo quello di essere possibile solo per certe tipologie di reato, vorrei concludere con un escamotage usato dal Commissario Martini in “Tutto sbagliato”: la tazzina del caff√®. Si, avete capito bene: un Pubblico ministero potrebbe farvi seguire, far prendere un mozzicone di sigaretta che gettate a terra od una tazzina nella quale avete gustato il vostro caff√® e che sia stata preventivamente consegnata da un ufficiale di Polizia Giudiziaria al barista stesso in modo tale da risultare assolutamente intonsa e da l√¨ far prelevare il vostro DNA e la prova in questione risulterebbe assolutamente valida in dibattimento!

Commissario_FerranteMartini_small_blank (1)