Le “due vite” di Andrea Ghira (Circeo)

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Andrea Ghira è un criminale italiano, rimasto dal 1975 inizialmente contumace e poi latitante, già noto alla cronaca in quanto ebbe a partecipare – assieme ad Angelo Izzo e Gianni Guido – a quel fatto orrendo che fu il Massacro del Circeo, nella notte tra il 29 e il 30 settembre 1975.
Successivamente, qualche mese dopo, da latitante partecipò anche al sequestro di Ezio Matacchioni nel ruolo di carceriere in una villetta di Tor San Lorenzo.
Ufficialmente – è stato accertato – si arruolò nella Legione Straniera Spagnola per poi morire di overdose a Melilla, nel 1994.

Andrea Ghira / Massimo Testa

Andrea Ghira / Massimo Testa

Fin dal periodo del liceo, Ghira si era legato all’ambiente dell’estrema destra, fondando un gruppo che teorizzava il crimine come mezzo di affermazione sociale. I primi guai con la giustizia iniziarono intorno ai 16 anni, in seguito alla sua partecipazione ad episodi di teppismo politico.

Secondo diverse informazioni in ambito psicologico, si potrebbe ipotizzare una correlazione tra la sua personalità e il delirio di onnipotenza, inteso, in termini medici, come una condizione di distacco e percezione distorta della realtà o, in altra prospettiva, come il passaggio verso un’altra realtà in cui i confini tra il proprio vissuto e il proprio presente si intrecciano, si fondono e si abbracciano in modo pericoloso con i pensieri coscienti. Generalmente questo tipo di delirio è legato a delle forme di disturbo mentale ed in particolare alla casistica maniacale, il che porta a focalizzare l’attenzione sui soggetti che manifestano un disturbo bipolare o di ossessività.

Detto ciò, Andrea Ghira, più che essere caratterizzato da questo aspetto – che si potrebbe riscontrare nella sua “doppia vita” (quella reale e quella da latitante) – manifesterebbe una forma di inferiorità in quanto, nel caso del Massacro del Circeo, si relaziona con la personalità forte di Angelo Izzo basata su un atteggiamento da conquistatore onnipotente che in realtà, a sua volta, manifesterebbe un complesso di inferiorità.

Altro aspetto essenziale di questo personaggio è il mistero che avvolge la sua morte; difatti si parla di “dubbio di depistaggio” al punto che, nel 2004, fu aperto un fascicolo da parte del procuratore Italo Ormanno e dal sostituto procuratore Giuseppe De Falco, riprendendo le indagini per rintracciare Ghira. Nel 2005 la Procura di Roma chiese l’esumazione della salma per poter effettuare un test del DNA; i risultati confermarono l’identità di Ghira, ma secondo quanto emerso nel libro “Tre bravi ragazzi” (di Federica Sciarelli) l’analisi del DNA di Ghira sarebbe stata efffetuata a cura di persone non imparziale ovvero il Prof. Arbarello e la Dott.ssa Vecchiotti, quest’ultima genetista e allieva della famosa Prof.ssa Matilde Angelini Rota (medico legale responsabile dell’ambulatorio per la violenza carnale dell’Isitituto di medicina legale dell’Università della Sapienza di Roma), parente di Andrea Ghira.

Proprio per fugare tali dubbi, nel gennaio 2016 la Procura di Roma raiprì il caso per effettuare un ulteriore esame del DNA più approfondito; la deposizione dei periti Giovanni Arcudi e Giuseppe Novelli attesta che i risultati del nuovo test, effettuato su midollo osseo, confermano che i resti della salma appartengono ad Andrea Ghira.

(Benedetta Mazzoleni)

 

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